Spesso un soggetto che sperimenta degli impulsi omoerotici, vive in uno stato di profonda confusione ed ansia, non sapendo ben definire cosa stia accadendo al suo interno. Questo articolo intende spiegare i conflitti inconsci che si determinano all’affiorare di un’emergente consapevolezza omosessuale e il conseguente tentativo di negare queste sensazioni.
Sul piano psicologico se stai vivendo questa condizione e hai avvertito un’attrazione erotica per persone del tuo stesso sesso, potresti riscontrare, oltre ad un’iper-emotività che si esprime attraverso pianti incontrollati o scoppi di ira immotivati, un sentimento costante d’insoddisfazione riguardo alla tua vita e di sconforto.
Potrebbe affiorare dentro di te un sentimento di sordo rancore verso i genitori, gli altri, il destino, come se dovessi essere risarcito di un torto ingiustamente patito, oppure potresti avvertire un forte bisogno inconscio di punizione, di odio per te stesso per non essere all’altezza di quegli standard eterosessuali interiorizzati e rappresentanti la volontà del tuo genitore interno.
Potresti essere consapevole del carattere sproporzionato e avverso di queste tue esperienze interiori, ma non riuscire a mettere in relazione i tuoi disturbi con una causa psicologica interna chiaramente ben identificata.
I comportamenti conseguenti che metterai in atto saranno testimonianza di un’affettività repressa e inibita e di una reale incapacità di riversare le tue energie in un rapporto, così per te sarà estremamente difficile abbandonarti con gioia e spensieratezza ad una relazione con un partner dello stesso sesso.
Anche le funzioni vegetative potrebbero essere coinvolte, attraverso disturbi del sonno, dell’appetito, e delle funzioni viscerali.
La tua vita sessuale sarà in qualche modo perturbata da questo conflitto e questa alterazione potrà esprimersi in una precisa condotta inadeguata che assume la forma di promiscuità sessuale o di anorgasmia.
A volte l’impossibilità di provare un autentico piacere sessuale non si esprime in un sintomo chiaramente definito, ma si traduce in un distacco dalla sessualità che talvolta tenti di razionalizzare con motivazioni etiche, oppure assumendo un atteggiamento distaccato nella sfera sessuale che inibisce un’ autentica partecipazione all’atto sessuale.
Frequente è anche l’astenia, ossia la mancanza di voglia di svolgere molte attività quotidiane, testimonianza diretta di un insano accumulo di energie negative indotto dai tuoi conflitti interni.
L’insieme di sintomi che sperimenti possono essere frequentemente caratterizzati o da un disturbo fondamentale di ansia che non si manifesta sempre con le stesse caratteristiche e può essere espressa sia come ansia fluttuante, cioè uno stato di attesa spiacevole, tensione immotivata, apprensività con la paura costante che possa accaderti qualcosa di terribile; oppure come ansia somatizzata, avvertita non come disagio psicologico, ma come minaccia corporea, sotto forma di disturbi soggettivi vaghi, apparentemente riferiti a disfunzioni somatiche.
Il meccanismo psichico della formazione dei sintomi nel caso dell’omofobia interiorizzata può essere descritto, nello specifico così come segue :
- Un impulso inconscio di natura omosessuale affiora alla tua consapevolezza
- Questo impulso per te è inaccettabile perché si scontra con il contesto delle regole sociali eterosessuali che hai interiorizzato attraverso il Super Io e l’educazione
- Rimuovi senza renderti conto l’impulso omoerotico che rimane così frenato nel tuo inconscio.
- Possono verificarsi una situazione o una serie di situazioni (ad esempio l’attrazione omoerotica per una persona in particolare) che portano al limite questa tensione inconscia in un tempo troppo breve ed ad un livello troppo acuto perché tu possa tentare una riorganizzazione psichica reattiva
- Si verifica un’ impressione penosa, ossia il conflitto viene congelato, ostruito, come una carica esplosiva innescata, che tenta di manifestarsi attraverso forme simboliche e mascherate di cui non sei assolutamente consapevole
- In questo modo, pur rimanendo coperto e rimosso da una sorta di amnesia, il conflitto generato dai tuoi impulsi omoerotici mette in atto la sua potenziale attività negativa.
- In seguito la rimozione fallisce, ossia ti rendi conto, solo in parte, di provare queste sensazioni cosicché l’energia disarmonica che scaturisce da questo battaglia interna tenderà ad esprimersi parzialmente, attraverso dei compromessi interiori che si esprimeranno nel tuo comportamento, attraverso varie condotte non salutari quali , ad esempio l’ abuso di alcool e sostante che ti illuderanno di allontanare il dolore, oppure ancora proverai a coinvolgerti in insoddisfacenti relazioni eterosessuali che non faranno altro che amplificare la tua confusione.
- Che cosa puoi fare dunque?
Innanzitutto rifletti sul fatto che i tuoi impulsi e le tue pulsioni fanno parte di te e come tali devono essere accettati: se ami te stesso devi capire che tutte le sensazioni che sperimenti sono degne di essere provate . Se hai paura delle conseguenze sociali convinciti del fatto che le persone che ti vogliono veramente bene te ne vorranno comunque anche se ti dichiari. In ogni caso è sempre utile parlarne con qualcuno, rivolgiti, quindi ad un’associazione LGBT che offre servizi gratuiti di counseling o parla con un professionista.

La società attuale, sempre più superficiale e volgare, esibisce ovunque una miriade di immagini sessuali e l‘edonismo erotico è stato innalzato a evento ludico e esibizionistico, deprivato del genuino desiderio per l’altro. La comunicazione digitale ha esaltato l’esibizione pornografica dell’intimità e questo fattore è responsabile di una cultura fallocentrica e sessista che porta a denigrare e strumentalizzare i corpi delle donne. Molti uomini hanno interiorizzato delle idee distorte rispetto alla sessualità, quali il mantenere le distanze dalla partner, considerarla un oggetto, utilizzarla per il proprio piacere, porre l’enfasi sul fallo e sul raggiungimento e mantenimento dell’erezione il più a lungo possibile. Questo fa sì che i giovani pretendano che le partner facciano sesso come le protagoniste dei loro porno preferiti, perdendo contemporaneamente interesse per il sesso che consumano, senza complicazioni e in solitudine, davanti ad uno schermo. E’ una cultura edonistica della volgarità a sé stante -come afferma Telfner (2018)- che induce le donne a compiacere l’eros maschile, sollecitato dall’uso smodato della pornografia. Il femminismo ancora non è riuscito a contrastare questi riprovevoli messaggi sociali, causa di sessismo e violenza. Sono aumentati i delitti d’onore, gli stupri e i femminicidi e questo accade anche nei paesi occidentali che si considerano civilmente più progrediti: solo in Italia, nell’ultimo anno, secondo il rapporto di Eures del 2017, una donna viene uccisa ogni 60 ore ed il numero delle vittime, dal 2000 ad oggi, ammonta a 3000 donne. Probabilmente il limite maggiore di tutte le filosofie femministe sta proprio nel non aver preso sufficientemente in considerazione la genesi di queste concezioni e di guardare all’uomo come essere ignobile, nemico da combattere e non come individuo succube anch’egli di una società che gli inocula pensieri disfunzionali. Gli uomini sono sempre stati accuditi ed educati da donne e probabilmente le madri hanno trasmesso inconsciamente ai figli maschi una svalutazione dell’identità femminile che si perpetua nelle generazioni, come una sorta di archetipo junghiano e di condanna sociale. Forse il nuovo femminismo dovrebbe analizzare maggiormente la relazione madre –figlio, individuando quei fattori che portano l’uomo a sviluppare idee negative sulle donne e attraverso quali messaggi educativi alternativi si potrebbe contrastare questo effetto avverso. Le donne ancora non hanno evidentemente sviluppato consapevolezza di sé, mostrando identità fragili ed insicure che le espongono al rischio di incontrare partner abusanti e narcisisti che finiscono per perpetrare loro violenza domestica. Successivamente trasmettono inconsapevolmente ai loro figli l’idea che sia lecito essere maltrattate e umiliate in quanto esseri inferiori. Il nuovo femminismo dovrebbe puntare e sviluppare interventi volti a promuovere il benessere femminile, la consapevolezza del proprio potere e delle proprie capacità e risorse, perché solo grazie a questa rinnovata presa di coscienza le donne potranno raggiungere la piena autorealizzazione personale in tutti gli ambiti esistenziali.